Dal Taurasi alla Falanghina dei Campi Flegrei: una piccola guida ai vini campani e alle enoteche raggiungibili a piedi da Casetta Correra.

La Campania non è soltanto terra di pizza, mozzarella, ragù e sfogliatelle. È anche una delle regioni vinicole più antiche e interessanti d’Italia, custode di vitigni autoctoni che spesso non si incontrano in nessun’altra parte del mondo.

Greco, Fiano, Aglianico, Piedirosso, Falanghina, Biancolella e Asprinio raccontano territori molto diversi: le montagne dell’Irpinia, le colline del Sannio, i terreni vulcanici del Vesuvio e dei Campi Flegrei, le vigne affacciate sul mare di Ischia e della Costiera Amalfitana.

Soggiornando a Casetta Correra, nel centro storico di Napoli e a pochi passi da Piazza Dante, è possibile iniziare questo viaggio senza prendere l’automobile. Nei dintorni si trovano infatti enoteche, vinerie e piccoli locali nei quali acquistare una bottiglia o chiedere un calice di vino campano.

Quali sono i migliori vini della Campania?

Stabilire quali siano “i migliori” è inevitabilmente soggettivo. La Campania, tuttavia, possiede quattro denominazioni DOCG – Taurasi, Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Aglianico del Taburno – oltre a numerose DOC che rappresentano territori e tradizioni molto differenti.

Ecco i vini che consigliamo di conoscere durante un soggiorno a Napoli.

Taurasi DOCG: il grande rosso dell’Irpinia

Il Taurasi è probabilmente il vino rosso campano più famoso. Nasce prevalentemente da uve Aglianico coltivate sulle colline dell’Irpinia, in provincia di Avellino.

È un vino importante, strutturato e longevo. Nel bicchiere può offrire profumi di amarena, prugna, spezie, tabacco, cuoio e sottobosco. Le bottiglie migliori possono evolvere per molti anni, diventando progressivamente più morbide e complesse.

A Napoli accompagna magnificamente il ragù, la carne al forno, il capretto, il soffritto e i formaggi stagionati. Chi desidera assaggiarlo dovrebbe chiedere se il locale propone il Taurasi al calice: trattandosi di un vino impegnativo e spesso costoso, non è sempre disponibile tra i vini aperti.

Tra i produttori più conosciuti figurano Mastroberardino, Luigi Tecce, Perillo, Salvatore Molettieri, Antonio Caggiano, Feudi di San Gregorio e Quintodecimo.

Fiano di Avellino DOCG: eleganza e profumi

Il Fiano di Avellino è uno dei più prestigiosi vini bianchi italiani. È generalmente più morbido e aromatico del Greco di Tufo, con profumi che possono ricordare i fiori bianchi, la frutta secca, la pera, gli agrumi, il miele e le erbe mediterranee.

Non è necessariamente un vino da bere giovanissimo. Alcune delle migliori versioni acquistano complessità dopo diversi anni di affinamento in bottiglia.

Si abbina bene con spaghetti alle vongole, baccalà, pesce al forno, mozzarella di bufala, fritture di mare e primi piatti a base di verdure. È anche un ottimo vino da aperitivo, specialmente per chi preferisce bianchi eleganti e non eccessivamente aromatici.

Greco di Tufo DOCG: fresco, minerale e deciso

Anch’esso prodotto in Irpinia, il Greco di Tufo è solitamente più teso, fresco e minerale del Fiano. Il suo nome è legato sia al vitigno Greco sia al paese di Tufo, uno dei comuni nei quali viene prodotto.

Nel bicchiere può esprimere note di agrumi, mela, pesca, erbe aromatiche e mandorla. La sua marcata freschezza lo rende particolarmente adatto ai piatti di mare.

A Napoli può essere ordinato con sauté di vongole, polpo, alici fritte, calamari, spaghetti ai frutti di mare oppure con una classica pizza marinara.

Una degustazione interessante consiste nell’assaggiare, uno accanto all’altro, un Fiano di Avellino e un Greco di Tufo: si scopre così quanto possano essere diversi due grandi vini bianchi prodotti a pochi chilometri di distanza.

Aglianico del Taburno DOCG: il grande rosso del Sannio

L’Aglianico del Taburno nasce nella provincia di Benevento, sulle pendici del massiccio del Taburno. Come il Taurasi, è prodotto prevalentemente con Aglianico, ma può presentare caratteristiche differenti a seconda del terreno, dell’altitudine e dello stile del produttore.

È un rosso corposo, con profumi di frutti scuri, spezie, tabacco e sottobosco. Le versioni Riserva possono invecchiare a lungo.

Si accompagna a carni brasate, ragù, selvaggina e formaggi stagionati. Può essere una scelta interessante per chi desidera conoscere un grande rosso campano meno celebre del Taurasi e, talvolta, più conveniente.

Falanghina: il bianco campano più versatile

La Falanghina è uno dei vini bianchi campani più diffusi. Viene prodotta soprattutto nel Sannio e nei Campi Flegrei, ma le sue caratteristiche possono cambiare sensibilmente da un territorio all’altro.

La Falanghina del Sannio è spesso floreale, fruttata e morbida. Quella dei Campi Flegrei, cresciuta su terreni vulcanici e sabbiosi, tende invece a essere più sapida, fresca e marina.

È il vino ideale per un aperitivo, ma accompagna bene anche mozzarella, verdure, crostacei, frittura di pesce, pasta con le zucchine e pizza.

Tra le bottiglie da cercare meritano attenzione quelle prodotte da Mustilli, Fontanavecchia, La Guardiense, Cantine del Taburno, Cantine Astroni, La Sibilla e Contrada Salandra.

Piedirosso dei Campi Flegrei: il rosso di Napoli

Se si desidera bere un vino profondamente legato al territorio napoletano, il Piedirosso dei Campi Flegrei è probabilmente la scelta più rappresentativa.

Il nome del vitigno deriva dal colore assunto dal pedicello dell’uva, che ricorderebbe la zampa rossa di un colombo, chiamato in dialetto napoletano per ’e palummo.

Il Piedirosso è generalmente meno potente e tannico dell’Aglianico. Presenta profumi di ciliegia, piccoli frutti rossi, pepe ed erbe mediterranee. Può essere servito leggermente fresco e si abbina molto bene alla cucina napoletana: pizza, pasta al ragù, salsicce, parmigiana di melanzane e pesce in umido.

È uno dei vini che consigliamo maggiormente agli ospiti stranieri di Casetta Correra, perché permette di scoprire il legame tra Napoli, i Campi Flegrei e la viticoltura vulcanica.

Lacryma Christi del Vesuvio

Il nome è celebre e accompagnato da numerose leggende. Secondo una delle più conosciute, le lacrime di Cristo cadute sulle pendici del Vesuvio avrebbero reso quelle terre straordinariamente fertili.

Al di là del racconto, il Lacryma Christi del Vesuvio DOC è realmente prodotto sui terreni vulcanici che circondano il vulcano. Ne esistono versioni bianche, rosse, rosate e spumanti.

Il bianco viene prodotto principalmente con Caprettone e Falanghina; il rosso soprattutto con Piedirosso, spesso accompagnato dall’Aglianico. Il bianco si abbina ai piatti di pesce, mentre il rosso è adatto a pizza, ragù e carni.

Asprinio di Aversa: il vino delle “alberate”

L’Asprinio è uno dei vini più singolari della Campania. È prodotto soprattutto nell’area aversana, a nord di Napoli, dove le viti venivano tradizionalmente coltivate facendole arrampicare lungo i pioppi. Queste spettacolari “alberate” potevano raggiungere anche quindici metri di altezza.

Come suggerisce il nome, l’Asprinio possiede una spiccata acidità. È fresco, leggero e particolarmente adatto alla spumantizzazione. Si abbina bene alla mozzarella di bufala, alla frittura all’italiana e ai piatti grassi, perché la sua acidità pulisce piacevolmente il palato.

È meno facile da trovare rispetto a Falanghina, Fiano e Greco, ma vale la pena domandare se sia presente in enoteca.

Biancolella d’Ischia

La Biancolella è uno dei vitigni simbolo dell’isola d’Ischia. Dà origine a vini delicati, freschi, floreali e sapidi, nei quali sembra quasi di percepire la vicinanza del mare.

È perfetta con coniglio all’ischitana – nonostante si tratti di carne – ma anche con crostacei, pesce alla griglia e primi piatti di mare.

Tra i nomi storici dell’enologia ischitana si possono ricordare Casa d’Ambra, Cenatiempo e Tommasone.

I vini della Costiera Amalfitana

La Costiera Amalfitana conserva vigneti spettacolari, spesso sistemati su terrazzamenti strappati alla montagna. Qui sopravvivono vitigni autoctoni poco conosciuti, come Fenile, Ginestra, Ripoli, Pepella e Tintore.

Uno dei vini campani più prestigiosi è il Fiorduva di Marisa Cuomo, bianco prodotto a Furore e divenuto un’autentica icona dell’enologia regionale. Non è una bottiglia economica e difficilmente viene proposta al calice, ma può costituire un bellissimo acquisto per una cena speciale.

Dove degustare vini campani vicino a Casetta Correra

Casetta Correra si trova a pochi passi da Piazza Dante. Questa posizione permette di raggiungere facilmente diverse enoteche e vinerie del centro storico.

Enoteca Dante

In Piazza Dante 18-19, praticamente a pochi passi da Casetta Correra, si trova la storica Enoteca Dante.

È soprattutto un negozio specializzato, con oltre mille etichette tra vini italiani, spumanti, champagne, distillati e liquori. Vi si possono acquistare bottiglie campane da portare a casa o da regalare e vengono organizzate anche degustazioni.

È il primo posto nel quale cercare un Taurasi, un Fiano di Avellino, un Greco di Tufo oppure un vino dei Campi Flegrei. Prima di andarvi per una degustazione è opportuno telefonare e verificare gli appuntamenti disponibili.

Il Tempo del Vino e delle Rose

Sempre in Piazza Dante, ai numeri 44-45, Il Tempo del Vino e delle Rose è un bistrot e caffè letterario nel quale fermarsi per un aperitivo, un calice di vino o qualcosa da mangiare.

La posizione lo rende particolarmente comodo per gli ospiti di Casetta Correra: è adatto a una pausa tranquilla al termine di una giornata trascorsa nel centro storico.

La disponibilità delle singole etichette può cambiare, quindi suggeriamo di chiedere al personale quali vini campani siano serviti al calice.

Indovino – Vineria naturale

In Vico Latilla 9, a pochi minuti a piedi da Piazza Dante, Indovino è specializzato in vini naturali, biologici e artigianali, accompagnati da salumi, formaggi e prodotti tipici.

È la scelta più indicata per chi vuole andare oltre le etichette più conosciute e scoprire piccoli vignaioli, produzioni poco interventiste e vini non convenzionali. Prima di scegliere, è utile spiegare i propri gusti: chi è abituato ai vini tradizionali potrebbe trovare alcune produzioni naturali molto particolari.

Retrobottega Wine Bar

In Vico della Quercia 23, nella zona compresa tra Piazza Dante e Piazza del Gesù, Retrobottega è un piccolo wine bar con vini, gin e taglieri di salumi e formaggi.

L’ambiente è informale e si presta a un aperitivo serale. Anche in questo caso conviene chiedere quali etichette campane siano disponibili, perché la selezione al calice può cambiare frequentemente.

Una degustazione campana in quattro calici

Chi non conosce i vini della regione potrebbe costruire un piccolo itinerario ideale scegliendo:

  1. Falanghina dei Campi Flegrei, per iniziare con un bianco fresco e vulcanico;
  2. Fiano di Avellino, più morbido e complesso;
  3. Piedirosso dei Campi Flegrei, rosso agile e profondamente napoletano;
  4. Taurasi, per concludere con il vino più strutturato e longevo.

Non è necessario bere quattro bicchieri nella stessa serata. La degustazione può diventare un percorso attraverso diversi aperitivi e cene durante il soggiorno.

Un consiglio prima di ordinare

Le carte dei vini e le bottiglie disponibili al calice cambiano secondo la stagione e gli acquisti del locale. Per questo motivo è sempre consigliabile chiedere:

«Avete qualche vino campano al calice? Preferiremmo assaggiare un vitigno autoctono.»

È una domanda semplice, ma spesso permette di scoprire bottiglie che non compaiono sulla carta e di ricevere suggerimenti più personali.

Dormire nel centro di Napoli e scoprirne i sapori

Soggiornare nel centro storico significa poter vivere Napoli anche dopo la chiusura di musei e monumenti: passeggiare tra Piazza Dante, Port’Alba e Piazza Bellini, fermarsi in una piccola vineria e rientrare senza dover utilizzare l’automobile.

Casetta Correra, casa vacanze per due persone situata nei pressi di Piazza Dante, è particolarmente comoda per chi desidera scoprire Napoli lentamente. Dopo una giornata tra chiese, palazzi e vicoli del centro storico, è possibile raggiungere a piedi le enoteche della zona oppure acquistare una bottiglia e assaggiarla con calma sul tranquillo terrazzo della casa.

Perché conoscere Napoli significa anche questo: scoprire che dietro ogni calice campano ci sono un vulcano, un’isola, una montagna o una vigna affacciata sul Mediterraneo.

 

 

 

 

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