Napoli è una città che ha trasformato quasi tutto in rito: il caffè, la pizza, il babà, la sfogliatella. Eppure pochi sanno che anche il gelato — o meglio, il sorbetto — ha avuto qui una storia antica e prestigiosa.

Già nel 1694 Antonio Latini, maestro di cucina al servizio del Vicereame spagnolo, scriveva che a Napoli sembrava che ognuno nascesse “col genio e con l’istinto di fabricar sorbette”. Non era un’esagerazione poetica. Tra Seicento e Settecento la città era davvero una capitale del freddo dolce: la neve arrivava dal Vesuvio e dal Monte Faito, veniva conservata in fosse scavate nei boschi e poi trasportata verso Napoli, dove diventava sorbetto, limonea, spuma gelata.

Nel 1775 il medico napoletano Filippo Baldini pubblicò uno dei primi trattati dedicati ai sorbetti. Pochi anni dopo Vincenzo Corrado, gastronomo raffinatissimo, ne codificò decine di ricette. In quell’ambiente nacque anche la coviglia, un semifreddo servito in piccoli bicchieri metallici, a metà strada tra mousse, gelato e memoria aristocratica.

Oggi la coviglia è quasi scomparsa. La si trova ancora in alcuni caffè storici e pasticcerie, ma spesso più come reperto sentimentale che come dolce davvero vivo. Eppure vale la pena cercarla, perché racconta una Napoli elegante, settecentesca, teatrale: una città capace di fare del freddo un piacere colto, non soltanto una merenda estiva.

Leopardi e il sorbetto napoletano

Tra i grandi amanti del gelato napoletano ci fu anche Giacomo Leopardi. Arrivato a Napoli nel 1833 con Antonio Ranieri, il poeta frequentava caffè e sorbettieri con una passione quasi leggendaria. Le memorie di Ranieri raccontano di ordinazioni ripetute, coppe accumulate sul tavolo, curiosi che si fermavano a osservare quel poeta fragile e geniale mentre consumava gelati uno dopo l’altro.

La tradizione vuole che anche poche ore prima della morte Leopardi abbia chiesto una limonea gelata. È un’immagine potentissima: il poeta dell’infinito che, nella Napoli del colera e del sole, cerca un ultimo piacere in un sorbetto al limone.

Napoli è ancora una città del gelato?

Qui il discorso diventa più complicato. Napoli resta una capitale mondiale del dolce, ma il gelato artigianale non ha avuto la stessa fortuna della pizza o della pasticceria. Molte gelaterie puntano oggi su gusti molto zuccherini, ispirati a biscotti industriali, merendine, creme spalmabili e dolci già pronti. Sono gusti facili, rassicuranti, spesso amati dai turisti e dai ragazzi, ma non sempre raccontano il territorio.

Il vero gelato napoletano dovrebbe invece parlare di limoni, albicocche vesuviane, nocciole, latte buono, cioccolato, mandorle, agrumi, frutta di stagione. Dovrebbe essere meno appariscente e più preciso. Meno “Instagram” e più materia prima.

Per fortuna, alcuni indirizzi resistono. Alcuni sono gelaterie vere e proprie, altri sono pasticcerie o cioccolaterie che hanno saputo applicare al gelato la stessa cura usata per il cioccolato, le creme e i dolci tradizionali.

La nostra classifica dei migliori gelatai a Napoli e dintorni

Questa non vuole essere una classifica assoluta, ma una guida ragionata per chi soggiorna a Napoli e vuole assaggiare un buon gelato senza perdere tempo tra indirizzi turistici e prodotti anonimi.

1. Gay Odin – il gelato dei cioccolatieri napoletani

Per chi ama il cioccolato, Gay Odin resta uno degli indirizzi più sicuri. La storica fabbrica di cioccolato napoletana ha portato nel gelato la sua competenza su cacao, nocciole, fondenti e creme. Il risultato è un gelato elegante, meno gridato di molti concorrenti, con gusti al cioccolato particolarmente riusciti.

La sede di via Benedetto Croce è anche comodissima per chi passeggia nel centro storico: si trova lungo Spaccanapoli, non lontano da Santa Chiara e San Domenico Maggiore.

Da provare: cioccolato foresta, fondente, nocciola, ghianda.

2. Poppella – il gelato nel cuore della Sanità

Poppella è conosciuta soprattutto per il fiocco di neve, ma negli ultimi anni ha costruito anche una proposta gelato interessante. La sede della Sanità è perfetta per chi visita il quartiere, le Catacombe di San Gaudioso, Palazzo dello Spagnolo o il Cimitero delle Fontanelle.

Qui il gelato dialoga con la pasticceria napoletana e con il gusto popolare della città. Non è l’indirizzo più “purista”, ma è molto napoletano nel carattere, nell’energia e nella capacità di trasformare un dolce in esperienza.

Da provare: pastiera, tarallo, sorbetti alla frutta.

3. Mennella – il classico rassicurante

Mennella è uno dei nomi più noti del gelato campano. Nato a Torre del Greco, il marchio si è diffuso molto a Napoli e provincia. Proprio questa crescita ha diviso i giudizi: per alcuni resta un riferimento affidabile, per altri ha perso parte dell’artigianalità originaria.

Rimane comunque un indirizzo utile per chi cerca un gelato semplice, riconoscibile, con gusti tradizionali e una presenza capillare in città. Non sempre sorprende, ma spesso soddisfa.

Da provare: nocciola, pistacchio, crema, sorbetti agli agrumi.

4. Casa Infante – gelato e pasticceria in versione contemporanea

Casa Infante è un altro nome molto presente a Napoli. Anche qui il confine tra gelateria, pasticceria e format moderno è sottile. Non è il luogo del gelato essenziale e silenzioso, ma può essere una tappa piacevole per chi vuole un’esperienza più ricca, colorata, adatta anche a una passeggiata serale.

È una scelta particolarmente comoda per chi cerca un dolce dopo cena o una pausa durante un itinerario urbano.

Da provare: creme, gusti ispirati alla pasticceria, cioccolato.

5. Fantasia Gelati – una certezza vomerese

A via Cilea 80 e Largo Alessandro Lala 30, Fantasia Gelati è una gelateria più di quartiere che da cartolina turistica, ma proprio per questo interessante. Negli ultimi anni ha chiuso numero filiali, quelle che restano sono da provare assolutamente.

Da provare: creme classiche, frutta, pistacchio.

6. Chalet Ciro – gelato vista mare

Chalet Ciro è un’istituzione del lungomare napoletano. Più che una gelateria “di ricerca”, è un luogo di rito: gelato, graffa, caffè, passeggiata davanti al mare. È l’indirizzo giusto se l’obiettivo non è soltanto mangiare un cono, ma godersi Napoli nella sua versione più scenografica.

Dopo una visita a Castel dell’Ovo o una passeggiata su via Partenope, può essere una sosta molto piacevole.

Da provare: gelati cremosi, graffa, panna.

7. Fratelli Bilancione – la tradizione di Posillipo

A Posillipo, Fratelli Bilancione è un nome storico. È un indirizzo meno centrale, ma interessante per chi decide di esplorare la zona panoramica della città, tra Marechiaro, via Posillipo e il Parco Virgiliano.

Qui il gelato fa parte di una tradizione familiare e di quartiere, lontana dal turismo più veloce del centro antico.

Da provare: creme tradizionali, nocciola, cioccolato.

Dove andare partendo da Casetta Correra

Chi soggiorna a Casetta Correra, a pochi passi da Piazza Dante, ha una posizione molto comoda per costruire una piccola passeggiata del gelato.

L’itinerario più semplice è verso il centro storico: da Piazza Dante si attraversa Port’Alba, si arriva a via San Sebastiano e poi a Spaccanapoli. In pochi minuti si raggiunge Gay Odin in via Benedetto Croce. È probabilmente la scelta più comoda e più coerente per chi vuole un buon gelato senza allontanarsi troppo.

Un secondo itinerario porta verso la Sanità: da Piazza Dante si può raggiungere a piedi il Museo Archeologico e poi scendere verso il rione Sanità, dove Poppella rappresenta una sosta dolce perfetta dopo una visita alle catacombe o ai palazzi storici del quartiere.

Un terzo itinerario, più serale e panoramico, è quello del lungomare: metro o taxi fino a via Partenope, passeggiata davanti a Castel dell’Ovo e sosta da Chalet Ciro. In questo caso il gelato conta, ma conta anche il paesaggio.

Gelato, sorbetto o coviglia?

Se volete assaggiare qualcosa di davvero napoletano, non fermatevi soltanto al cono. Cercate una coviglia, magari in un caffè storico. Provate un sorbetto al limone o agli agrumi. Scegliete gusti che raccontano il territorio: limone di Sorrento, albicocca del Vesuvio, nocciola, cioccolato, latte, mandorla.

Napoli non è forse oggi la capitale italiana del gelato artigianale. Ma resta una città dove ogni dolce ha una storia, e dove anche un sorbetto può diventare un piccolo viaggio nel tempo: dai nevaioli del Vesuvio a Leopardi, dai caffè ottocenteschi alle passeggiate serali sul lungomare.

E, come spesso accade a Napoli, il piacere migliore non è solo nel gusto, ma nel percorso che fate per raggiungerlo.

Francesco, Host di Casetta Correra

P.S. Questo articolo è tratto dal blog inserito nel sito della mia locazione turistica casettacorrera.it. Sito che vuole promuovere un turismo diverso da quello “mordi e fuggi” che sta devastando Napoli. E se avete qualche argomento su misteri, leggende, romanticherie..  di Napoli che meriterebbe essere tradotto in un articolo, mandatemi un messaggio.

Francesco

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